Davide Palmieri | Landscape photography | Costa dei Trabocchi
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Costa dei Trabocchi

- Abruzzo -

Costa dei Trabocchi

Stupore! Questa è la prima sensazione che ho provato quando, vedendo le foto del mio amico e compagno di avventure fotografiche Giacomo Ciangottini, ho scoperto la costa dei trabocchi.

Stupore perché sin da bambino ho sempre frequentato la costa abruzzese, ma quel giorno mi sono reso conto che fin’ allora avevo visto la “parte sbagliata”.

Le mie origini sono per metà abruzzesi ed ho sempre amato l’Abruzzo per le sue montagne, ma da quel settembre del 2013 ho cominciato ad apprezzare questa regione anche per la bellezza del suo litorale. Avrò sempre un legame profondo con i trabocchi, perché segnano un significativo cambiamento nel mio percorso fotografico. E’ qui infatti che, nel settembre del 2013, ho deciso di incentrare la mia missione fotografica sul paesaggio e sulla natura.

Non so bene cosa sia scattato in me, ma vedendo dal vivo queste spettacolari palafitte pescatrici non riuscivo a smettere di fotografarle. Man mano che li scoprivo mi sembravano uno più meraviglioso dell’altro, ognuno con un fascino ben preciso e con i segni del tempo più o meno evidenti. Ma quello per cui sento di provare più affetto è sicuramente il trabocco turchino, che fortunatamente sono anche riuscito a fotografare appena prima dell’ultima mareggiata invernale che lo ha inghiottito definitivamente. L’ho conosciuto sempre così; traballante, spigoloso, fragile e lacerato dagli sforzi che ha dovuto affrontare soprattutto nei suoi ultimi anni, per resistere e continuare a vivere. L’ho sempre paragonato ad un simpatico vecchietto che apprezza a tal punto la vita da non volerne proprio sapere di mollare.

Il fascino della resistenza! E’ l’emblema della loro vita ed è ciò che ha catturato la mia curiosità e l’impazienza di conoscerli uno per uno. Se penso che la maggior parte di loro hanno una storia più che centenaria mi vengono i brividi.

Arpionati agli scogli che emergono tra le onde, grandi pali di pino ne sorreggono la lunga passerella fino a guidare lo sguardo verso quella piccola casetta che ai miei occhi appare come un ragno intento a tessere una tela marina con le sue lunghe zampe anch’esse rigorosamente di pino d’Aleppo.

Per la preda non c’è scampo! Una volta calata la fitta tela, il ragno non lascia passare nessuno.

Il successo dell’aracnide marino,appunto, non è legato solo alla sua capacità di resistere all’irruenza del maestrale adriatico, ma è un circolo vizioso che riguarda il pescatore e il suo trabocco. Alla resistenza fisica segue infatti l’importanza di una buona vista e del tempismo della mente del ragno, ovvero, del pescatore. La mente però, deve anche pensare che senza la giusta forza e stabilità, non potrebbe arrivare con tale semplicità nel suo habitat, dove cacciare le sue prede gli riesce così naturale.

Ecco perchè questa realtà ha bisogno dei suoi pescatori. Senza il loro ingegno queste creature di legno non sarebbero mai esistite, ed ora senza la loro dedizione non potrebbero continuare a vivere.

Spero che nessun altro trabocco venga abbandonato al proprio destino e patisca la stessa agonia del turchino.

Vi auguro una lunga vita!