Davide Palmieri | Landscape photography | Lago di Campotosto
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Lago di Campotosto

- Abruzzo -

Lago di Campotosto

Il Lago di Campotosto è uno dei luoghi del centro Italia con cui sento di avere un legame talmente forte che ha monopolizzato quasi del tutto le mie uscite fotografiche degli ultimi due inverni. Di sicuro perché fotograficamente parlando il connubio tra acqua e montagna, soprattutto nella stagione invernale, è il mio preferito e questa è l’unica location in grado di offrire paesaggi simili a pochi chilometri da Roma. Ma credo dipenda anche dal fatto che questo lago diventi davvero mozzafiato ed esprima il meglio di se solo per pochi giorni all’anno, ed io ho deciso di raccogliere questa sfida fotografica.

E’ un lago artificiale che prese forma a cavallo degli anni ’20 e ’30 grazie alla costruzione di tre dighe che lo rendono il bacino d’acqua più grande della regione Abruzzo con lo scopo di alimentare le centrali idroelettriche della valle sottostante. Tali dighe ne delimitano la caratteristica forma a ‘V’ che ci permette di ammirare l’intera riserva naturale principalmente da tre diverse angolazioni, ovvero le tre punte della ‘V’. Si trova nella parte Nord della catena del Gran Sasso a circa 1350 mt s.l.m. e per questo motivo in inverno è in grado di offrire scenari a dir poco suggestivi, con la  sua vasta superficie ghiacciata e le vette innevate sullo sfondo.

Dal punto di vista fotografico il lago presenta molti spunti interessanti. Oltre infatti alle classiche visioni con i monti della Laga sullo sfondo, a cui forse siamo abituati, con un po’ di attenzione in più possiamo scorgere una vegetazione mista tra abeti, cerri, larici e betulle che in determinate situazioni atmosferiche diventano una cornice perfetta al lago ghiacciato.

Nelle innumerevoli giornate e nottate passate in riva al lago negli ultimi due inverni ho potuto constatare che questa zona è popolata anche da una ricca varietà di fauna. Mi sono imbattuto più volte infatti in diverse impronte animali più o meno fresche, dalle più comuni e graziose come possono essere quelle di leprotti e volpi, alle più rare e pericolose come quelle di lupi e orsi, quest’ultime trovate per la prima volta proprio nella mia recente uscita solitaria nei primi giorni di marzo. Purtroppo però in questa zona non sono mai riuscito ad avvistare (e di conseguenza a fotografare) nemmeno un artefice di tali impronte, a dimostrazione del fatto che oltre alla costanza, nella fotografia naturalistica c’è bisogno anche di una buona dose di fortuna che in questo caso non è stata dalla mia parte.

Purtroppo negli ultimi anni, probabilmente a causa dei danni ambientali che stiamo arrecando al nostro delicato pianeta, l’inverno (come del resto tutte le altre stagioni) sta diventando sempre più instabile ed irregolare. A giornate di gelo polare infatti si alternano, con frequenza sempre più alta, giornate dal clima quasi primaverile che rendono posti come il lago di Campotosto difficili da fotografare perché, come ho già detto, questo luogo offre il meglio di se solo in determinate situazioni atmosferiche, quando cioè le temperature scendono sufficientemente sotto lo zero da ghiacciare la superficie del lago e il cielo rimane abbastanza limpido da permetterci di ammirare sullo sfondo le maestose vette della catena del Gran Sasso.